RSS - Oltre la pura temporalità: conplectere horas

Il percorso in lingua e letteratura latina della prof.ssa Marconi con le sue classi eTwinning-Comenius RSS 2013-2014


Insieme a quello lineare, ‘fisico’, frazionabile e misurabile, l’uomo ha sempre concepito l’esistenza di un tempo ciclico, ‘sovra-umano’, ‘iterativo’, sacro. In latino sacer è ciò che appartiene al divino, non soggetto al normale fluire del tempo proprio perché ‘extra-umano’. In senso antropologico è collocato nell’uomo, che lo proietta su persone, luoghi, momenti, per il suo valore fondamentale: il sacro ‘salva’. Poiché il suo contatto allontana dalla pura temporalità, accanto alla ‘istituzionalizzazione’ in una sfera religiosa e pubblica, esiste una dimensione personale ed intima del sacro, spesso affidata alla scrittura poetica.

Così CATULLO, nel suo introdurre la poesia lirica a Roma, sacralizza il suo mondo di interessi privati. Nel c.72 del Liber il contrasto fra l’imperfetto durativo “dicebas” e il “nunc” del risveglio al presente richiama l’iterazione del c.8 degli incontri e dell’affetto che in essi si esprimeva (“multa iocosa fiebant; cum ventitabas quo puella ducebat”). Poiché il presente è segnato da un aggettivo che indica degrado psichico (“miser Catulle”) e implica il ricorso al tono forzoso dell’imperativo (“perfer!, obdura!”), solo RINNOVARE IL TEMPO (del patto d’amore con Lesbia) produce una istanza soteriologica, come leggibile nel c.109: “ut liceat nobis tota perducere vita/ aeternum hoc sanctae foedus amicitiae”.

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Diversa la scelta di ORAZIO, di vita e di poesia. Ispiratosi a uno stile di vita e di pensiero epicureo, non concepisce l’amore unico e straziante. Nei Carmina sceglie piacevoli compagnie, femminili come Leuconòe o maschili, come Postumo, compagne di banchetti. A loro rivolge poesie che appaiono come lievi e insieme profonde meditazioni sulle possibilità che la vita offre a chi riesca a comprenderne il ritmo. CIRCOSCRIVERE IL TEMPO al presente, non tornare a un passato che potrebbe indurre rimpianto e non pensare a un futuro su cui è impossibile esercitare un controllo. Non il “Vivamus” catulliano del c.5, che indica l’ora e il sempre, ma il “Vina liques, spem longam reseces” di I,11, congiuntivi di valore esortativo che delineano una delicata scelta in realtà senza alternative. Il presente è declinabile solo nella constatazione della ‘rapina’ del tempo di II,14: “fugaces, Postume, labuntur anni”.

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Proprio la novità tematica oraziana della ‘fuga’ del tempo rappresenta una delle basi concettuali del pensiero di SENECA. Nelle Ad Lucilium epistulae morales si afferma l’assoluta instabilità del mondo (91,7): “Nihil privatim, nihil publice stabile est; tam hominum quam urbium fata volvuntur”. Dunque la necessità di un modello (stoico) dell’uomo non come cittadino (proprio dell’epoca repubblicana) ma come saggio: il “vir fortis ac sapiens” di 24,25, che “non fugere debet e vita, sed exire”. Per Seneca rimane centrale la necessità di affrontare la vita da una corretta prospettiva: “Ita fac, mi Lucili, vindica te tibi” (1,1), per la quale è necessario l’ABBRACCIO DEL TEMPO: “Quicquid aetatis retro est, mors tenet. Fac ergo, mi Lucili, quod facere te scribis, omnes horas conplectere.” (1,2). All’uomo non rimane che il dominio sulla temporalità, come unico bene propriamente nostro (1,3): “OMNIA, LUCILI, ALIENA SUNT, TEMPUS TANTUM NOSTRUM EST”.

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Chiude il discorso propriamente romano (ma non cristiano) il colto imperatore che dedica una poesia alla propria anima (“Animula”): per ADRIANO è necessario FERMARE IL TEMPO NEL SUO SCORRERE. Per allontanare i membri della corte dalla città e controllarne le mosse, fa costruire la sua Villa a 20 km da Roma alle pendici dei Monti Tiburtini (fra 118 e 134 d.C.). Per sé Adriano non cerca solo l’“otium” o una residenza estiva, ma la pace: un posto dove poter vivere facendo “fuoriuscire l’animo” nella creazione di uno stretto legame fra natura e cultura. Perciò una residenza di campagna di 120 ettari viene trasformata in un luogo nel quale regnano filosofia, letteratura, arte e musica. L’acqua ha un ruolo fondamentale, tra giochi di luce e suoni.

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Cuore di Villa Adriana è il ‘santuario’ personale, nel quale Adriano racchiude i ricordi dei suoi viaggi. Come il Canòpo, bacino d’acqua di 119 per 18 metri circondato da portici e concluso da un ninfeo a forma di esedra. Ricorda il lungo canale che collegava la città egiziana di Canòpo ad Alessandria, nel quale perse la vita Antinoo, il suo favorito. Certo che sia stato un caso o un sacrificio rituale in onore dell’amato imperatore (come preferisce credere la Yourcenar nelle “Memorie di Adriano”), tutto si fonda sull’idea della rinascita.

Prof.ssa Augusta Charis Marconi

Ultimo Aggiornamento: 14 maggio 2014

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