Il progetto eTwinnning/Comenius RSS: Alla ricerca del tempo (ricostruito)


Cosa è veramente il tempo? Da questa non semplice domanda inizia il percorso eTwinning/Comenius Ready, steady, slow 2013-2015.

Il problema in una classe diviene subito: come far riflettere giovani menti (quattordici- e quindicenni) su cosa sia il tempo nella sua dimensione fisica, concreta, al di là delle teorizzazioni scientifico-filosofiche.

La risposta viene dallo spazio che abitiamo: Roma. La Città eterna attraversa il tempo, prima ancora di esserne attraversata.

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Isola Tiberina
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Un grande laboratorio vivente. Anzitutto dal punto di vista linguistico. Ed ecco la prima domanda: i Romani come misuravano il tempo? Il sistema verbale latino articola le azioni nel loro valore modale (azione in corso di svolgimento o compiuta): la grammatica ci dice che la prima percezione linguistica è aspettuale e non cronologica.

La misurazione del tempo arriva dunque solo in una fase avanzata della civiltà latina e a tale scopo ci si serve di meridiane, senza farsi scrupolo di utilizzare obelischi egizi, magari portandoli da Eliopoli, come farà Augusto.

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Montecitorio
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L’alterità del mondo antico viene anche dalla diversa trascrizione. Mentre noi siamo abituati a pensare il tempo attraverso cifre numeriche, i Romani lo pensavano attraverso delle lettere, come indicazione sia di numeri (I per 1, V per 5 etc) che di anni (relativi alle magistrature ricoperte).

Le lettere hanno infatti un valore magico nel mondo antico, a partire da quel Cadmo che porta l’alfabeto in Europa e inaugura il tempo di Tebe, con la stirpe di Labdaco, Laio ed Edipo (destinate a imprimersi nell’immaginario tragico greco). I segni attraverso i quali Cadmo legge il mondo sono anche quelli destinati a scandirne i margini o i limiti.

Osservandola con una certa attenzione, ancora Roma ci parla degli eventi che l’hanno modificata attraverso le sue epigrafi. Dall’acronimo S.P.Q.R. (che in Asterix veniva scherzosamente tradotto “Sono Pazzi Questi Romani”) all’architrave del Pantheon, il monumento augusteo che doveva segnare la renovatio data dal Principato, la pietra -da incidere- ‘sigilla’ il tempo su epoche e personaggi.

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Pantheon
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Il ‘sigillo’ autocelebrativo posto su pietra delimita il tempo fisico e lo rende inattuale. Scandendo il fluire nella irripetibilità di un prima ed un dopo (di un personaggio o un evento), chiude la prima parte del nostro percorso. Il tempo da ‘fisico’ è diventato ‘umano’ e perciò in senso proprio ‘culturale’.

Prof.ssa Augusta Charis Marconi

Ultimo Aggiornamento: 25 novembre 2013

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