Comenius 23.5.2011: Eraldo Affinati al Machiavelli


Nell’ambito delle attività collegate al progetto Comenius European multicultural society and citizenship . il 23 maggio 2011 lo scrittore Eraldo Affinati ha incontrato le classi 3 e 4 G, 2 e 3 H presso l’aula magna del Liceo Machiavelli in piazza Indipendenza.

Tutti gli alunni presenti all’incontro avevano letto in tutto o in parte il libro di Affinati, “La città dei ragazzi”, poiché in esso vi sono molti temi collegati alle aree di interesse del progetto: la multiculturalità, gli spazi sociali, la sfida educativa (qualche testimonianza in inglese e in spagnolo e italiano).

Alcune ragazze hanno presentato i video dello spettacolo di accoglienza alle delegazioni Comenius, che comprendeva, tra l’altro, la sonorizzazione realizzata dal prof. Apuzzo di due brani - tradotti in inglese - tratti dal libro dello scrittore romano.

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Affinati ascolta l\’introduzione ai video di alcune alunne
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Il prof. Apuzzo ha lavorato alla sonorizzazione con alunni del nostro liceo che non studiano musica, utilizzando la strumentazione a disposizione della scuola. La sonorizzazione comprendeva alcuni frammenti melodici associati alla lettura del testo e inframmezzati da parti improvvisate. E il risultato è stato di grande impatto.

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Apuzzo e Affinati
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Alla visione dei video è seguito un interessante e partecipato dibattito sull’esperienza educativa condotta dallo scrittore in cui egli ha riposto alle molte domande degli alunni.

Affinati ha raccontato che ne “La città dei ragazzi” ha utilizzato molti elementi autobiografici che ruotano intorno a tre nodi narrativi: la storia della città dei ragazzi, il diario di viaggio, il dialogo con il proprio padre.

Lo scrittore è docente di lettere presso la Città dei ragazzi, la comunità educativa fondata dal sacerdote irlandese John Patrick Carroll-Abbing nel secondo dopoguerra. Venendo nel nostro liceo quel giorno si è reso conto di essere molto vicino al luogo dove Abbing fondò il suo primo centro di accoglienza di ragazzi in difficoltà in uno scantinato di via Varese. Poi la comunità si è trasferita nel quartiere della Magliana.

All’interno della Città dei ragazzi vi è la succursale di un istituto professionale statale, ed è proprio in quella succursale che Affinati chiese di essere trasferito tempo fa, con meraviglia del suo preside.

Attualmente i ragazzi della Città sono in prevalenza stranieri. Alcuni vengono da paesi africani e asiatici e hanno raggiunto l’Italia dopo lunghi viaggi, spesso in condizioni atroci e rischiose, lasciandosi alle spalle non solo la miseria, ma anche la violenza e la guerra.

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Affinati al Machiavelli 1
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Nel suo libro Affinati racconta anche del viaggio in Marocco con due suoi alunni ormai adulti. E’ un viaggio contro corrente per capire quali fossero le ragioni profonde che li avevano spinti a fuggire. Questi sono ragazzi speciali, dice lo scrittore, con una sensibilità particolare che devono fare sforzi enormi per apprendere la nostra lingua, perché “la lingua è la casa del nostro pensiero”, aggiunge, “e se il tuo pensiero non ha una lingua sicura risulta fragile”.

Nel tentativo di costruire una lingua più solida, gli alunni della Città dei ragazzi avevamo cominciato a portargli temi in cui raccontavano le loro storie e, saputo che il docente era anche scrittore, l’avevano sfidato a farsi portavoce della loro esperienza. Per cui Affinati si considera “il responsabile della parola”, nel senso che lo scrittore è colui che cerca le parole con cui capire quali sono i problemi della propria vita e della propria generazione, e le parole lo aiutano a procedere cosi come i ciottoli aiutano a guadare un fiume.

Nel viaggio in Marocco, si trova ad essere lui l’ospite, lo straniero, il diverso, ma accade anche una cosa inaspettata: diventa amico dei genitori dei ragazzi e instaura una comunicazione profonda con loro. Alla domanda di come avesse potuto lasciare andare via suo figlio, un padre replica “quando vidi che mio figlio voleva partire per migliorare la sua vita, all’inizio pensai di impedirglielo, ma poi capii che mi avrebbe disubbidito, allora l’ho aiutato.” In questa risposta lo scrittore vede tutta la dignità e il sacrificio di un padre pronto a lasciare libertà al figlio.

La sua esperienza nella Città dei ragazzi, il viaggio in Marocco, nonché la conoscenza profonda di quel laboratorio antropologico che è il suo multietnico quartiere dell’Esquilino, lo hanno confermato nell’idea che c’è una radice comune che unisce le persone e ci sono isole in cui si può stare insieme, come i sentimenti universali dell’amore, dell’amicizia, che oltrepassano qualunque frontiera. Il fatto è che – aggiunge lo scrittore - noi siamo pieni di maschere, dovute alla nostra fragilità, e ci ritroviamo a dover imparare a parlare con qualcuno guardandolo negli occhi.

Infatti il fascino che esercitò su di lui la città dei ragazzi, quando vi mise piede la prima volta, fu proprio dovuto all’ intravvedere la possibilità di essere insegnante in modo diverso. In una scuola come quella non ti puoi mettere in cattedra, ma devi farti per prima cosa accettare come persona. Un ragazzo vittima di un sopruso percepisce quando un adulto è credibile. Ed è proprio a questo che ti educa un luogo come la città dei ragazzi: a rompere la finzione pedagogica, a farti carico dello sguardo dell’altro, a essere credibile.

Alla domanda di un’alunna di che cosa gli abbia lasciato come eredità questo libro, Affinati risponde che, anziché chiudere un ciclo, la pubblicazione del libro è diventata motore di cose nuove, gli ha lasciato uno spirito partecipativo, un desidero di andare verso l’azione. E’ per questo che ha fondato una scuola di italiano per stranieri, la Penny Wirton, i cui corsi “ sono attivati grazie al contributo di uomini e donne disposti a insegnare in modo gratuito” http://www.eraldoaffinati.it/pennyw...

Queste ed altre cose ha lasciato l’incontro con Eraldo Affinati nella nostra mente e nel nostro cuore. E chissà che questo incontro non diventi anche per noi motore di cose nuove … (M.F)

Ultimo Aggiornamento: 11 luglio 2011

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